12 nov 2009
Su Mario Rigoni Stern un’operazione di “bracconaggio politico” da parte della giunta regionale

La memoria di Mario Rigoni Stern non deve essere strumentalizzata per fini politici.
È triste notare che, a margine della mostra su Mario Rigoni Stern nella sede del consiglio regionale, membri della giunta hanno utilizzato le stupende pagine dedicate dallo scrittore alla caccia per tirare acqua al proprio mulino, per ribadire il loro falso ruolo di difensori dei cacciatori su cui hanno basato le loro campagne elettorali in passato.
La caccia di cui parlava Mario Rigoni Stern non ha nulla a che fare con quella difesa dall’assessore Elena Donazzan e dai suoi colleghi di giunta. Il cacciatore descritto da Rigoni Stern è profondamente immerso nella natura, è l’uomo dei boschi che combatte per la sopravvivenza alla pari con l’animale, per cui nutre un grande rispetto. In quel rapporto fra cacciatore e animale non c’è volontà di sopraffazione e desiderio di conquista, ma una sorta di fratellanza all’interno del mondo naturale. Una concezione agli antipodi della caccia sportiva senza regole propagandata dalla Donazzan e dalla giunta regionale.
Tentare di fare di Mario Rigoni Stern un paladino della caccia senza regole non è altro che, per restare in tema, un’operazione di basso “bracconaggio politico”, che di culturale non ha proprio nulla.

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