Electrolux, ora Zanonato divide il Pd.

Il Ministro Flavio Zanonato

Il Ministro Flavio Zanonato

Dal Corriere del Veneto  del 23/01/2014.

Serracchiani chiede le dimissioni. Lui replica: «Io agisco, no alle polemiche dannose». Spaccatura a sinistra.

VENEZIA — Che la sua poltrona nell’ufficio nobile dello storico Palazzo Piacentini fosse in bilico, era riportato da almeno quindici giorni in tutti i bollettini quotidiani sul totoministri in corso. Ma che l’attacco frontale, quello più diretto e pesante, gli arrivasse dalla sua stessa parte politica, forse nemmeno il ministro Flavio Zanonato se lo sarebbe aspettato.Eppure è andata proprio così: inviperita dall’atteggiamento del titolare dello Sviluppo economico sul caso Electrolux – gli stabilimenti italiani che il colosso svedese dell’elettrodomestico minaccia di chiudere – la governatrice del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani, che è anche un’autorevole componente della segreteria nazionale del Partito Democratico, è andata giù piatta: «Nella gestione della crisi Electrolux – è sbottata ieri mattina Serracchiani, dopo la lettura dei giornali – Zanonato ha dimostrato di non avere l’equilibrio necessario per ricoprire il suo delicato incarico: dovrebbe dimettersi. Come presidente di Regione – ha proseguito – devo esprimere un vivissimo rammarico per la condotta tenuta dal ministro Zanonato, che ha preferito saltare tutti i livelli di mediazione, inclusi quelli istituzionali, credendo di risolvere la crisi buttando a mare lo stabilimento di Porcia».

Il problema, nel merito, è per l’appunto questo. Nelle parole pronunciate martedì sera da Zanonato, che replicava a un attacco arrivatogli in quel caso dal governatore di palazzo Balbi Luca Zaia, Serracchiani ha ritenuto di cogliere una sorta discriminazione territoriale: il veneto Zanonato – è l’accusa sottintesa – si preoccupa soltanto dello stabilimento veneto di Electrolux, quello di Susegana, e lascia al suo destino la fabbrica di Porcia, che invece sta in territorio friulano. A nulla è valsa la controreplica dello stesso ministro, affidata come spesso accade ai social network: «La mia nota a Zaia – ha twittato Zanonato – dice proprio il contrario di quanto ha inteso la Serracchiani. Mi concentro su Porcia. Le polemiche sono dannose». Serracchiani ha scagliato un sasso che, con il passare delle ore, è rotolato fino a formare una valanga che ha investito il ministro. E, ancora una volta, gli attacchi sono venuti soprattutto da sinistra. Ci ha messo il carico Zaia, governatore leghista, che appena l’altro giorno aveva sventolato davanti ai giornalisti la lettera, inviata a Zanonato nel novembre scorso, con la richiesta di convocare le parti sul caso Electrolux: «Sostengo la richiesta di dimissioni della collega Serracchiani, pur avendo provenienze politiche diverse. Su Electrolux, è dal 12 ottobre, giorno dell’incontro col sottosegretario Claudio De Vincenti, che in 4 governatori (stabilimenti sono presenti anche in Emilia e Lombardia, ndr) aspettiamo una convocazione dal ministro». Ha aggiunto Matteo Salvini, segretario federale leghista: «Presenteremo una mozione di sfiducia».

Ma i ceffoni più sonanti sono arrivati dalla Cgil e dalla Cisl del Friuli, che hanno apertamente accusato il ministro di non essere super partes nella vicenda, e dal sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti, pure lui di centrosinistra: «Sono assolutamente con Debora Serracchiani, ha fatto bene a chiedere le dimissioni, ricordando la necessità di avere un equilibrio in una partita che ha dimensioni non solo extraregionali, ma addirittura sovranazionali e dove i campanilismi sono quanto di più dannoso ci possa essere». Per la cronaca, Pedrotti prima di fare il sindaco è stato uno dei manager di punta della multinazionale Electrolux, quindi sa di cosa parla. Lui, il ministro, ha scelto la tattica del «voi parlate, io lavoro ». Proprio ieri, nel bel mezzo della bufera, ha incontrato a Roma il presidente degli industriali di Pordenone, Michelangelo Agrusti, per affrontare il dossier Electrolux. E dopo ha twittato: «Non polemiche scaricabarile ma azioni positive ». Agrusti gli dà atto: «Il governo sta elaborando un intervento sulla vertenza Electrolux che tiene conto delle proposte di flessibilità e di riduzione del costo del lavoro avanzate dalla nostra associazione. Zanonato ci ha dato la disponibilità a venire a presentare il pacchetto di interventi a Pordenone, in un incontro con tutte le parti sociali e i soggetti istituzionali coinvolti».

A difendere Zanonato si è schierato anche un nutrito drappello di deputati veneti e di dirigenti locali del Pd – il segretario regionale Rosanna Filippin, Giorgio Santini, Floriana Casellato, Vincenzo D’Arienzo, Alessandro Naccarato, Margherita Miotto, Giulia Narduolo, Diego Zardini, Davide Zoggia, Federico Ginato, Michele Mognato -, molti dei quali condividono con il ministro la militanza nella componente interna di minoranza. Non sfugga la circostanza, infatti, che l’accusatrice Serracchiani appartiene alla nuova squadra dirigente renziana, mentre Zanonato, bersaniano doc, sta con Cuperlo (il quale, chiamato in causa anche come triestino, ha dichiarato: «Su Zanonato la Serracchiani ha sbagliato»). «Si tratta di una polemica pretestuosa – si inalbera Naccarato, padovano e fedelissimo del ministro – e ciò che è più grave, e che suona persino inconcepibile, è che Debora Serracchiani sieda nella segreteria nazionale Pd: il ministro Zanonato ha profuso ogni sforzo per trovare soluzioni utili al risanamento del gruppo Electrolux. L’aggressione della governatrice del Friuli è incomprensibile». Chiude Simonetta Rubinato: «A questo punto, deve intervenire Letta». Secondo il Tg1, il premier avrebbe manifestato la sua fiducia al ministro sotto attacco.


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