Il forzaleghismo disarcionato. Veleni dopo il flop.

Da Il Giornale di Vicenza del 15/10/2014

C’era una volta Manuela Dal Lago, “lady Provincia” per dieci anni ininterrotti. Arrivò poi Attilio Schneck, era il 2007: altra pasta, stesso fazzoletto verde-Lega e stessa poltrona di presidente a palazzo Nievo. Con lui tre assessori padani, sette di Forza Italia, uno Udc.
In Consiglio, maggioranza bulgara. C´era una volta, fino all´altro ieri, la roccaforte del forzaleghismo. Oggi in Provincia quei colori sono finiti in esilio: Lega a due consiglieri, Forza Italia a zero. Tutto in una domenica di urne inedite e discusse. Certo, è cambiata la legge, la Provincia è un ente di secondo livello e confrontare mele con patate è scivoloso. Resta il fatto che gli equilibri si sono rovesciati: il Pd ha 6 consiglieri su 16 e il presidente Achille Variati; il Ncd 4, i civici 3. Il forzaleghismo regge in Regione, ma non è più un dogma universale.
E dopo il flop, spuntano dubbi (FI) e invettive (Lega).

SMARRIMENTO. Alla vigilia, Forza Italia aveva stretto un patto (effetto della nuova legge più che di svolte politiche) con Pd-Ncd-civici, restando però con il cerino in mano. Il coordinatore Dino Secco, è stato un convinto sostenitore del candidato Variati, ritenendo che «nello spirito della riforma» fosse «necessaria una guida forte». «Ma è stata una scelta dell´assemblea, sentiti i sindaci. Si chiedeva un passo indietro ai partiti, lo abbiamo fatto. Solo che poi qualcuno dei nostri ha votato per altri. Dispiace. Ora chiediamo che il passo indietro dei partiti sia confermato in Consiglio».
Nessuno ha alzato la voce, ma non tutti i forzisti avevano digerito le “larghe intese” (si è visto nell’urna). Mal di pancia striscianti hanno roso i club azzurri, come quello di Gigi Damian in città, ma anche l’ala vicina a Elena Donazzan.
«Se qualcuno ha qualcosa da dire, lo potrà fare ai congressi, a gennaio», chiosa Secco. Alla fine, ai forzisti duole l´exploit dei cugini Ncd e li preoccupa un po’ vederli brindare con il Pd, in vista delle Regionali. «Altri hanno dimostrato organizzazione, noi meno – dice Rossella Olivo, sindaco di Romano – la legge è assurda, ma noi dobbiamo cambiare mentalità e ragionare da minoranza, quale siamo, ma organizzata».
«Rifondiamo dalla base», invoca Roberto Cattaneo, capogruppo a Vicenza: «La fase è buia, facciamo squadra. L’alleanza con Variati? Solo una parentesi dovuta alla legge e alla volontà dei sindaci».

AGITAZIONE. Se per Forza Italia sembra l’anno zero, come il numero di eletti, fa rumore lo scivolone della Lega, che si è prodotto nel momento in cui, saltata la lista unica trasversale, ha optato la corsa in solitaria. «A quel punto era come Vicenza-Real Madrid», osserva il neo segretario Antonio Mondardo, che non aveva seguito le fasi finali della strategia preelettorale. «Il dato politico è che Cecchetto, per la presidenza, ha raccolto il suo, mentre Variati ha avuto delle defezioni, non era gradito a tutti». Quanto al Consiglio, per Mondardo «nessun complotto nell´esclusione di Cecchetto: era una possibilità stante il sistema di voto, per me sbagliato».
Ma ieri lo zaiano Paolo Franco, ex senatore, ha attaccato il suo partito via Facebook. «Purtroppo la Lega vicentina ha perso, e male, dopo 17 anni di buon governo. Non bisogna dare la colpa alla nostra candidata Milena Cecchetto che ha fatto il massimo, ma a chi ha gestito in pessima maniera il partito e che oggi si nasconde dopo aver tramato, sconclusionatamente, a destra e sinistra».
Parole al veleno, ma Mondardo taglia corto: «Sono illazioni che non voglio cogliere: se Franco ha dubbi, discuta in Lega non su internet. Mi stupisce, poi, che non tenga presente che era un´elezione di amministratori, mossi da logiche anche territoriali».

Una cosa è certa. A centrodestra è tutto in movimento. Luca Zaia e Flavio Tosi, le due facce della Lega veneta, stanno lavorando a uno scenario inedito per le Regionali, corteggiando quel centrodestra diffuso che non si riconosce più nei partiti. Entrambi consapevoli che di (solo) forzaleghismo non si vince più.


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