In centinaia sotto la Basilica. Bandiere, palloni e una voce: «Tutte le coppie devono avere gli stessi diritti»

Un momento della manifestazione

Un momento della manifestazione

Dal Corriere del Veneto del 24/01/2016

VICENZA Palloncini colorati, bandiere arcobaleno, ma soprattutto le sveglie: quelle da comodino o applicazioni per cellulare, ma tutte che risuonano in piazza dei Signori allo slogan di «Sveglia Italia». Arcigay Vicenza scende in piazza per sostenere il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Il provvedimento inizierà la discussione in parlamento la prossima settimana e ieri in decine di piazze movimenti e associazioni omosessuali si sono dati appuntamenti per sostenere l’iniziativa. Anche a Vicenza, al richiamo dell’associazione Arcigay hanno risposto circa 500 persone, che si sono date appuntamento sotto la loggia del Capitaniato in piazza dei Signori. L’iniziativa è stata criticata dal movimento di estrema destra Forza nuova, che hanno affisso uno striscione in città con scritto «No alle unioni civili, no al ddl Cirinnà», affermando che «il matrimonio omosessuale non può esistere giuridicamente e non è necessario». Alle critiche, Arcigay ha risposto con flash-mob durato poco meno di un’ora all’ombra della Basilica. «Manifestiamo per sostenere diritti che spettano a tutte le coppie – dichiara il presidente di Arcigay Vicenza, Mattia Stella – senza differenze sulla base dell’orientamento sessuale».

In piazza si sono ritrovate persone di ogni età, giovani, adulti, famiglie, e pure esponenti sindacati e della politica, in un’inedita alleanza Pd-Movimento cinque stelle: dalla segretaria provinciale di Cgil, Marina Bergamin, alla capogruppo Pd in Regione, Alessandra Moretti, e poi consiglieri regionali e comunali di Pd e M5S e i parlamentari Daniela Sbrollini e Rosanna Filippin (Pd) ed Enrico Cappelletti (M5S). «Faremo di tutto – afferma Filippin – per arrivare a votare il disegno di legge così com’è, anche con la previsione dell’estensione della responsabilità genitoriale alle coppie omosessuali (la cosiddetta Step child adoption, ndr) che in alcuni casi viene già garantita dai giudici senza un quadro normativo di riferimento».


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