Intervento in aula su riforma del processo penale

giustizia1I 40 articoli che compongono il complesso provvedimento all’esame del Senato recano importanti modifiche dell’ordinamento penale, sia sostanziale che processuale. In particolare sul piano del diritto sostanziale, oltre all’introduzione di una nuova causa di estinzione dei reati perseguibili a querela, a seguito di condotte riparatorie,  l’A.S. 2067 interviene anche sulla cornice sanzionatoria di alcuni reati, come il furto, la rapina e lo scambio elettorale politico -mafioso.

E’ su questo che io concentrerò il mio intervento, pur consapevole che l’attenzione politica e mediatica è rivolta ad altro, in particolare al gigantesco tema della prescrizione e di come assicurare il principio costituzionale della durata ragionevole dei processi in un ordinamento come quello italiano che prevede – diversamente da altri – l’obbligatorietà dell’azione penale.

Ma altri colleghi sono già intervenuti ed altri ancora lo faranno.

Passando specificamente al contenuto sostanziale del A.S. 2067, ricordo qui l’articolo 1 che inserisce nel codice penale il nuovo articolo 162-ter, che consente al giudice di dichiarare l’estinzione del reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato abbia riparato interamente il danno con le restituzioni o il risarcimento ed abbia eliminato, ove possibile (tale inciso è stato aggiunto in Commissione), le conseguenze dannose e pericolose del reato.

Si tratta ovviamente solo dei reati perseguibili a querela di parte, comunque soggetta a remissione.

L’intento è quello di consentire, laddove possibile, la riparazione del danno e, quindi, la dichiarazione dell’estinzione del reato. Ove ciò non sia possibile, trattandosi di un fatto che non dipende più dalla volontà dell’interessato, si dovrà comunque procedere nella medesima maniera.

È evidente che l’intento è prevalentemente di tipo deflattivo, per evitare che i reati di piccolo cabotaggio intasino l’attività dei lavori degli uffici della procura e del giudicante.

L’ottica è sempre quella di migliore l’efficienza del sistema penale italiano ovvero di concentrare le risorse, in particolare quelle umane, laddove serve.

Ricordo che la riparazione e dunque l’eliminazione delle conseguenze dannose del fatto deve realizzarsi nel termine massimo delle dichiarazioni di apertura del dibattimento di primo grado, salva la richiesta di fissazione di un termine ulteriore, non superiore a sei mesi, per il pagamento di quanto dovuto, anche in forma rateale.

La disposizione prevede, inoltre, che si applichi comunque l’articolo 240, comma 2, del codice penale relativamente all’obbligatorietà della confisca.

L’articolo 3 interviene invece sul reato di scambio elettorale politico-mafioso, di cui all’articolo 416-ter del codice penale, inasprendone il quadro sanzionatorio.

Altri hanno già evidenziato la grande attenzione dedicata in questa legislatura alla questione dei reati di corruzione, degli odiosi reati di corruzione, non solo per il peso negativo che essi hanno sul sistema italiano, economico e sociale, ma soprattutto per il carico di sfiducia che essi causano nei cittadini e nel loro rapporto con le Istituzioni.

A questo riguardo è bene ricordare che proprio questo Parlamento, con la legge n. 62 del 2014, ha modificato il delitto di scambio elettorale politico-mafioso, intervenendo sul fronte della condotta incriminata e dilatandola considerevolmente perché è stata ricompresa – come da più parti si chiedeva – anche l’accettazione della promessa di voti in cambio della promessa o dell’erogazione, , anche di altra utilità, oltre che di denaro.

Restava il problema della cornice sanzionatoria che nel testo in discussione trova una più completa previsione : il disegno di legge al nostro esame interviene nuovamente sulla cornice edittale, sanzionando tale reato con la pena della reclusione da sei a dodici anni.

Ma quello su cui vorrei attirare l’attenzione sono soprattutto gli articoli da 4 a 6.

Con gli articoli da 4 a 6 si realizza una forte stretta su scippi, furti in casa e rapine. I reati più avvertiti dagli italiani, quelli che minano la sicurezza della propria casa e la possibilità di muoversi liberi in strada.

Sono i numeri a dare sostanza alla percezione dei cittadini.

La frequenza dei furti, una casa svaligiata ogni due minuti, l’aumento esponenziale con il raddoppio dei furti in dieci anni.

Dati Censis ci dicono che erano 110.887 nel 2004, ma già nel 2013 erano saliti a 251.422.

Ben il 127% in più.

Solo per favore un raffronto, nello stesso periodo sono calati invece gli omicidi (-29,7%). Purtroppo non i femminicidi, se mi è consentita questa amara e desolata battuta.

Cresce anche l’attenzione delle forze dell’ordine nei confronti di questo reato. Nel 2013 sono state denunciate a piede libero per furti in abitazione 15.263 persone (+139,6% rispetto al 2004), di cui 1.366 minori (il 9% del totale). E sono state arrestate 6.628 persone, di cui 486 minori (il 7,3% del totale).

I detenuti per furto in abitazione e furto con strappo erano 3.530 nel 2014, con una crescita del 131,9% rispetto al 2007.

La zona d’Italia più colpita è il Nord-Ovest, dove nell’ultimo anno i furti in abitazione sono stati 92.100, aumentati del 151% nel decennio. Oltre il 20% dei furti denunciati è avvenuto in tre province: Milano (19.214 reati), Torino (16.207) e Roma (15.779). E l’aumento dei reati che turbano la quiete domestica porta a un aumento delle preoccupazioni della gente comune.

Era necessario intervenire. Ed è stato fatto.

In questo testo si sono previsti aumenti di pena che sono mirati soprattutto a evitare che scippatori, ladri e rapinatori, una volta arrestati dalle polizie magari dopo importanti fatiche investigative, vengano rimessi in libertà.

Gli articoli da 4 a 6 intervengono sulla disciplina di alcuni reati contro il patrimonio, ovvero furto in abitazione e con strappo (art.624 bis c.p.), del furto aggravato (art.625 c.p.) e della rapina (art.628 c.p.) aumentando le pene ed escludendo – in relazione al reato di furto – il bilanciamento di alcune circostanze.

L’articolo 4 interviene sulla cornice sanzionatoria del delitto di furto in abitazione e di scippo, elevando il minimo edittale della pena detentiva dall’attuale anno a tre anni e la pena pecuniaria, nel minimo, dagli attuali 309 euro a 927 euro e, nel massimo, dagli attuali 1.032 a 1.500 euro.

La disposizione inasprisce inoltre anche il quadro sanzionatorio relativo alle condotte aggravate, contemplate dal terzo comma dell’articolo 624-bis del codice penale. Significa che il minimo edittale sale dagli attuali tre a quattro anni, con pena massima prevista di 10 anni, se il reato è aggravato dalla violenza sulle cose o dalla destrezza o dalla presenza di più persone o da una sola ma travisata o da una persona che si finge pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio abusando dunque della fiducia della vittima.

Ancora, sempre con riferimento all’art.624 bis (furto in abitazione o con strappo), il disegno di legge 2067 aggiunge un ulteriore comma, per il quale le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 (minore età) e 625-bis (collaborazione per l’individuazione dei correi nel furto o degli eventuali ricettatori), concorrenti con una o più delle circostanze aggravanti del furto di cui all’articolo 625, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano quindi sulla quantità della stessa, risultante dall’aumento conseguente alle circostanze aggravanti.

L’articolo 5 modifica l’articolo 625 del codice penale.

Nel caso delle circostanze aggravanti elencate dal suddetto articolo 625 il reato di furto (art.624) è punito con la pena della reclusione da due a 6 anni, aumentando anche in questo caso il minimo edittale, oggi previsto ad un anno.

L’articolo 6 interviene invece sul reato di rapina, di cui all’articolo 628 del codice penale, elevando i limiti edittali sia della pena detentiva, dagli attuali tre a quattro anni nel minimo, sia di quella pecuniaria, dagli attuali 516 euro a 927 euro, nel minimo, e dagli attuali euro 2.065 a 2.500 euro, nel massimo.

La disposizione, inoltre, inasprisce il quadro sanzionatorio relativo alle condotte aggravate contemplate dal terzo comma dell’articolo 628 del codice penale.

E’ una risposta adeguata e sufficiente ?

Forse per altre forze politiche presenti in quest’aula, no.

Ma fornire ai magistrati strumenti efficaci, garantire procedimenti penali certi e solerti è indispensabile per restituire ai cittadini un maggior senso di sicurezza. Un dovere insopprimibile per lo Stato.

E questo disegno di legge è sicuramente un passo utile in tale direzione.


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