Marcia per i diritti delle coppie gay «Dateci la legge»

Un momento della manifestazione in Piazza dei Signori

Un momento della manifestazione in Piazza dei Signori

Da Il Giornale di Vicenza del 13/12/2015.

Chi si aspettava piume di struzzo e drag queen ieri nel corteo di Vicenza sui diritti civili Lgbt è rimasto deluso. Perché a parte la musica e qualche balletto colorato è stata una manifestazione quasi seriosa. Visto che in gioco per la comunità di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali c’è il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili fermo in Senato. Legge che potrebbe finalmente allineare l’Italia, dicono, al resto d’Europa.

Sono in 450 a sfilare nella manifestazione regionale “Ci siamo” organizzata da Arcigay Vicenza in contemporanea con quella di Roma. Percorso breve: da piazza Matteotti a piazza dei Signori e ritorno. Vengono da quasi tutte le province venete. Sono di Arcigay Padova e Verona, Arcilesbica di Treviso, Delos, Agedo assieme alla Rete degli studenti medi e Amnesty international. Ci sono anche presidente e segretario nazionale di Arcigay. Poi i politici: la deputata Daniela Sbrollini e la senatrice Rosanna Filippin del Pd, il senatore Enrico Cappelletti del Movimento 5 stelle, il consigliere delegato alle pari opportunità di Vicenza Everardo Dal Maso, il consigliere comunale M5s Daniele Ferrarin, Marina Bergamin della Cgil e Giovanni Rolando del Pd. Mattia Stella, presidente di Arcigay Vicenza, all’inizio teme il flop: «Siamo ancora in pochi…». Poi i numeri tornano, visto che ne aspettavano 500.

«Il percorso iniziato con il Vicenza Pride del 2013 non è ancora concluso – dice -. Vediamo dai fatti di cronaca di questi giorni che ci sono ancora molti casi di discriminazione. Oltre alla legge sui diritti civili bisogna coinvolgere le persone. E le istituzioni devono contribuire con esempi positivi. Che però qui in Regione mancano». Il corteo parte alle 15.40, intorno una ventina tra agenti e carabinieri. Dal Maso ricorda che «Vicenza è inclusiva contro la discriminazione. Tanto che facciamo parte della rete Ready per il popolo Lgbt. Da quest’anno poi c’è anche il tavolo bimestrale del Comune con la comunità Lgbt. Senza contare che qui esiste la certificazione anagrafica delle coppie di fatto. Noi quello che possiamo fare lo facciamo, il resto tocca a Roma». I manifestini e le discriminazioni? «L’omofobia è latente, bisogna fare ancora un grande lavoro…».

La prova arriva subito: l’anziana tutta gentile che chiede a due ragazze del corteo «cos’è questa manifestazione? È per la scuola?»; «No signora, è per i diritti degli omosessuali»; «Ah – dice seria – e cosa vuole ‘sta gente?». Il presidente nazionale Arcigay Flavio Romani spiega che «sono di Rovigo, ho visto crescere la società veneta. L’omofobia? Le leggi servono anche per fare cultura e far capire che siamo tutti uguali. Anche se ci sono i cattivi esempi di Bitonci, Brugnaro e Donazzan. Sono di sinistra, ma mi fanno rimpiangere il liberale Galan…». Intanto passa in piazza un 40enne e sussurra ignaro proprio al presidente Arcigay «il mondo è bello perché e vario, ma questi però….». Alla fine del giro i discorsi finali. Stella: «Ringraziamo i sindaci di Venezia e Padova – dice ironico al megafono -, le nostre amiche sentinelle, Berlato per la mozione anti-gender e la nostra preferita Elena Donazzan». Il segretario nazionale Arcigay Gabriele Piazzoni: «Da questa piazza inizia un “autunno caldo” per i diritti civili». Poi tutti i delegati delle varie associazioni. Per dire in fondo la stessa cosa: «Dateci i nostri diritti».


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