Tavolo per la Burgo: «Non approvate il piano»

Il tavolo di lavoro sulla crisi Burgo-Marchi

Il tavolo di lavoro sulla crisi Burgo-Marchi

Da Il Giornale di Vicenza del 13/12/2014.

«Chiederemo alla Burgo un incontro e di aspettare ad approvare il piano industriale che sarà discusso durante l´assemblea del 16 dicembre». Ad annunciarlo sono i parlamentari Daniela Sbrollini, Federico Ginato ed Erika Stefani, al termine della prima riunione del tavolo istituzionale sulla crisi della Burgo. Oltre ai due deputati Pd e alla senatrice leghista, che rappresentavano tutti i colleghi vicentini, c´erano per la Provincia il funzionario Enzo Iodice; i sindacalisti Sergio Baù, Ketty Marra e Riccardo Camporese, segretari provinciali rispettivamente di Slc Cgil, Uilcom e Fistel Cisl, nonché i rappresentanti dei Comuni dove si trovano gli stabilimenti della Burgo: Carlo Dalla Pozza, vicesindaco di Altavilla, Roberto Castiglion e Robertino Cappozzo, sindaci di Sarego e Lugo, insieme ai rispettivi assessori.
L´azienda, che in Italia conta 11 stabilimenti e 4.800 dipendenti, 850 dei quali nel Vicentino tra Lugo, Sarego e Chiampo, ha 957 mila euro di debiti netti e il timore è quello di una ristrutturazione che metta a rischio i posti di lavoro. «L´allarme – sottolinea Ginato – viene dal fatto che è chiaro che il Gruppo Burgo preveda una riorganizzazione con un maggiore ingresso delle banche nell´azionariato, una riduzione della produzione e un matrimonio con un gruppo estero. Bisogna affrontare la situazione conoscendo il piano industriale, confrontandosi con le realtà locali e non vogliamo che la riorganizzazione sia calata dall´alto, non consentendo di gestirne gli effetti».
«Il piano non è stato ancora presentato – afferma Sbrollini – e di questo chiederemo conto all´azienda. I problemi su cui provare ad incidere sono gli investimenti in carte speciali e l´abbattimento dei costi energetici. Abbiamo messo in movimento la commissione attività produttive, che sta predisponendo una richiesta al Governo per sapere cosa voglia fare soprattutto sul piano dell´energia». I prossimi passi, spiegano, saranno interpellare la Regione, il Governo e promuovere un tavolo nazionale, con i colleghi delle altre province interessate, già coinvolti.
Allarmati i sindacati: «A Vicenza su 850 dipendenti la metà rischia il posto – afferma Camporese -. Il problema non è solo la Burgo, sono il Paese e il Vicentino dove i capannoni si stanno desertificando». Marra e Baù hanno poi ricordato che i lavoratori si sono già ridotti lo stipendio per non perdere il lavoro. «Vicenza rischia la chiusura di interi stabilimenti – attacca Baù – e la Regione non si è ancora fatta viva». L´attenzione ora è puntata sul piano industriale in votazione il 16 dicembre. «Non credo che la ristrutturazione la possano fare da soli – conclude Ginato – dovranno andare ai ministeri. La politica è pronta ad affrontare la situazione come successo per le acciaierie, chiamando in causa Governo e Regione. Vorremmo disponibilità da parte loro».


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