Vittoria a Treviso. I Democratici: «Ora prendiamoci la Regione» E i big fanno i nomi di Zanonato e Variati

Da Il Corriere del Veneto dell’11/062013

Corteo Centro Sinistra per TrevisoFilippin: «Primo partito in 5 città su 7». Puppato: «Ora non sediamoci»

VENEZIA — Qualcuno parla di «svolta», altri di «vento nuovo e nuova prospettiva». Altri ancora indicano nel risultato del voto amministrativo sigillato ieri dai ballottaggi l’apertura, per il Partito Democratico e il centrosinistra in regione, di una via che in queste ore viene comprensibilmente letta come «un’occasione storica»: dare al Veneto un governatore con i colori del Pd.
«Il voto – dice il veneziano Davide Zoggia, deputato – dà un giudizio sul governo della Regione. E’ evidente che non possiamo più permetterci di litigare. Dobbiamo fare un congresso come si deve e prepararci a competere per il governo del Veneto». Nel 2015 scade il mandato del presidente Luca Zaia. Due anni posso essere un’eternità ma è anche vero che la politica è roba da maratoneti più che da scattisti. Scardinata la fortezza padana di Treviso; espugnato a San Donà il feudo che fu per due mandati della presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto; vinta a Piove di Sacco la sfida alla Lega 2.0 del trentenne Andrea Recaldin; infine, scongiurato con il quasi plebiscito per Monica Barbiero lo spettro «pentastellato» di Mira, logico che i Democratici guardino al bersaglio grosso.
«La mia è una giornata bellissima», dice al telefono Rosanna Filippin, senatrice e segretario veneto del Pd. Effetti euforizzanti delle urne: «Adesso – riprende l’onorevole – il Partito Democratico e il centrosinistra amministrano cinque capoluoghi di provincia su sette, e il Pd rappresenta la prima forza politica nelle grandi città e anche fuori». Numeri mai visti «nella regione che fino a ieri (Filippin dixit, ndr) era il cuore del “forzaleghismo”». Numeri che aprono la «famosa» prospettiva sul 2015. «Ma certamente – ragiona Massimo Cacciari, che la poltrona di governatore l’ha contesa a Giancarlo Galan nel 2000 -, anche se il voto regionale è molto più “politico” di quello per i sindaci. Se il centrosinistra si organizza nel modo giusto, coinvolgendo il maggior numero delle forze possibili, con quante più aperture possibili, certamente può farcela». Cacciari, che pure avvisa («Bisogna vedere cosa faranno gli altri, anche se mi pare difficile che un candidato leghista alla Regione possa aggregare il Pdl. Così, un candidato del Pdl in questo momento fatica a coinvolgere i leghisti») ha anche un nome per il «pilota» della corsa democratica a palazzo Ferro Fini: «Il centrosinistra deve scegliere un candidato che venga da una forte esperienza amministrativa, direi Variati più che Zanonato, e costruire attorno a lui una coalizione che sia di centro nel senso di centrale, non di moderati e puttanate simili. Centrale perché rappresenti il centro dei problemi della regione e la sua centralità a livello nazionale».
Achille Variati. Vinta in carrozza la sfida della riconferma contro una «big» del Carroccio qual è Manuela Dal Lago, il sindaco di Vicenza si è speso per gli altri candidati di partito al ballottaggio: a Treviso, ma anche, San Donà, Martellago e Piove di Sacco. «Auguro buon lavoro a tutti i colleghi eletti, in particolare a quelli che ho sostenuto di persona», ha detto ieri il nuovo uomo simbolo del Pd veneto. Sul futuro, però, un dribbling: «Che c’entro io con le regionali? In campo ci saranno sicuramente i sindaci… Certo, che dopo vent’anni l’era di Gentilini a Treviso si chiuda senza se e senza ma, vuol dire che è nato un Veneto diverso».
La pensa così anche Laura Puppato. Il senatore di Montebelluna, che ieri pomeriggio era a Treviso per la festa di Giovanni Manildo, guarda già oltre il voto amministrativo. «La regione, ma anche l’Italia, si è resa conto che non c’è alternativa alla speranza. Tutto quel che è stato prodotto fin qui è un Paese in macerie, con città in cui si respira aria pesante. Il Veneto ha voluto dare un segnale. Per noi è un’indicazione di grande responsabilità, perche viene detto che l’onere di recuperare il Paese – ricreando lavoro, ripensando il turismo, facendo città a misura di bambino, anziano e disabile, dando spazio ai giovani, recuperando il territorio – va dato a chi ha sempre avuto un occhio di riguardo per questi aspetti». Idee nette anche sulla partita «Regionali 2015»: «Vedo una possibilità vera per il Pd, ma guai a noi. Quando ci siamo seduti sugli allori abbiamo sempre perso. La gioia deve durare 24 ore, poi si torna al lavoro, a fare proposte e costruire fiducia. Fino al 2015, quando avremo la possibilità di dimostrarci per quel che già siamo: una forza in grado di governare il Veneto».
Nei commenti post voto, la nomenclatura democratica indica più volte il peso del «locale». In sintesi, la ricetta per il futuro è già scritta. «Il nostro – spiega Rosanna Filippin – è un partito che va bene nelle città. Viene riconosciuto il progetto e le persone che lo incarnano. Il territorio prevale su debolezze e ambiguità che ci sono a livello nazionale. Primo insegnamento: spazio al territorio. Il Veneto ha voglia di cambiamento e lo ha dimostrato. Ora il problema è nostro, abbiamo promesso il cambiamento e dobbiamo realizzarlo». Il nome suggerito da Cacciari sposerebbe bene la filosofia indicata. Il segretario del Pd lo sa bene… «Sicuramente Variati può essere una proposta, ma questa volta la mia parte avrà più di qualche possibilità. Il candidato verrà da un’esperienza amministrativa. Variati è uno, ma abbiamo anche Zanonato, sindaco prestato al Governo, e tanti altri».
Insomma, se il voto di ieri «ha il sapore della fine di un ciclo» (Andrea Martella, vice presidente del gruppo Pd alla Camera) «segnato dalla propaganda leghista» (Alessandra Moretti, deputata vicentina), per scrivere una pagina nuova il Pd sa di dover far tesoro dei passati naufragi. «Non dobbiamo commettere l’errore dell’improvvisazione – chiude Davide Zoggia -. Costruiamo un progetto e scegliamo le persone, senza fare tutto negli ultimi 15 minuti».


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